A Palermo c’è piazza Bologna o Bologni? Intanto vale la pena di conoscerne la storia

Una delle piazze più antiche della città: i protagonisti della sua lunga storia sono Carlo V, la Santa Inquisizione, i Fascisti, diverse famiglie nobili e naturalmente i palermitani.

La piazza rettangolare fu costruita nel 1556 dall’allora reggente del Regno delle Due Sicilie don Carlo d’Aragona e Tagliavia, principe di Castelvetrano e gli fu data la denominazione “Piazza d’Aragona” ma il popolo non lo chiamò mai in tal modo.

In seguito, don Luigi Beccadelli Bologna, barone di Campofranco, appartenente ad una delle famiglie più potenti del Cinquecento, vi fece erigere il suo meraviglioso Palazzo e nel 1573, curò i primi lavori di ampliamento e abbellimento della piazza, che in suo onore prese la denominazione di “Piano de’ Bologni”.

Piazza Bologni a Palermo

Tuttavia diversi diaristi ed alcuni storici indicavano questa piazza come Piano delli Bologni e persino lo stesso Don Baldassarre di Bernardino di Bologna, nel 1605, nel suo libro “Descrittione della casa e famiglia de’ Bologni” la indicò in questo modo. Quindi l’imprecisione è comprensibile.

Nel 1591, Alfonso Crivella, funzionario napoletano venuto in Sicilia nel suo “Trattato di Sicilia” (1593) che ancor oggi si conserva presso la Biblioteca Nazionale di Napoli, così descrisse la città di Palermo: “nel bel mezzo poi la strada del Cassaro ci sono due bracci, in uno se dice lo Chiano Bologna ove fanno ala il giorno tutti li cavalieri, et nell’altro vi è una fontana bellissima con diverse statue tutte di marmo che scaturiscono acqua”.

Il Bologna, oltre a costruire il palazzo omonimo (in seguito divenne degli Alliata principi di Villafranca), nel 1568, fu il promotore della costruzione della chiesa di San Nicolò che sorse proprio di fronte il suo palazzo, assieme al vicino convento del Carminello.

Il Piano dei Bologna o Bologni, era delimitato ad occidente dalla casa di Pietro Riolo che faceva angolo con il Cassaro.

Sul lato opposto si trovava il convento del Carminello e l’attigua chiesa di San Nicolò (oggi non più esistente, al suo posto c’è una facoltà Universitaria).

Verso settentrione c’era il palazzo Ugo, dimora del principe di castiglione di Casa Gioeni e anche il palazzo di Pietro Opezzinga (leggi curiosa la storia di Don Pietro qui) dava sul Cassaro.

Nel 1631, nella piazza fu innalzato il monumento a Carlo V con piedistallo di marmo, opera di Scipione Li Volsi, qui trasportata dopo che si era pensato di metterla al centro dei Quattro Canti.

Gli edifici che si trovano in questa piazza, nel corso dei secoli hanno subìto diverse trasformazioni, rifacimenti architettonici e modalità d’uso.

Il Palazzo dei principi Alliata di Villafranca, dopo il 1734, divenne sede della Correria (posta).

Il monastero del Carminello, ad esempio, nel 1848 fu occupato dal Consiglio di guerra rivoluzionario, poco dopo divenne Real Piazza e nel 1860 accolse il Comando Generale delle milizie borboniche.

In seguito fu sede della Procura e del Tribunale Militare. Anche i palazzi Ugo e Villafranca, nell’ultima guerra subirono gravi danni.

Si ricorda, inoltre, che in questa piazza avvennero anche “spettacoli” organizzati dalla Santa Inquisizione e durante il periodo Fascista fu utilizzata per le adunate o manifestazioni propagandistiche.

Probabilmente, la statua di Carlo V toglieva spazio, perciò il Federale dell’epoca la fece spostare insieme al piedistallo e la fece collocare in fondo alla piazza.

A tal proposito si ricorda che la piazza assunse il toponimo di piazza Italo Balbo mentre il Palazzo Belmonte Riso (oggi sede del Museo d’Arte Contemporanea della Sicilia) fu sede della Casa del Fascio.

Durante la Seconda Guerra Mondiale, la statua di Carlo V fu messa al sicuro e dopo il conflitto mondiale fu riportata nel luogo dove era stata per tanti secoli.

I palermitani sono molto affezionati a questa statua. La sua posa con la mano destra leggermente protratta in avanti (in atto di giurare fedeltà ai Privilegi della Città ed alla Costituzione del regno) ha per molti anni suscitato l’ilarità dei viaggiatori che giungevano a Palermo dalle province, i quali erano soliti affermare: “Per venire a Palermo ci vuole un sacco di soldi alto così”.

Negli anni del dopoguerra, il detto è stato corretto dai cittadini palermitani: “Per vivere a Palermo ci vuole un sacco di soldi alto così”.

Negli ultimi anni, i soliti cittadini burloni hanno modificato ancora una volta il detto: “A Palermo, l’immondizia è alta sino qui”.

Fonte Balarm

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