Benzinai in ginocchio, perso fino al 90% e il governo li ignora. “Ci saranno fallimenti”

Il settore dei carburanti è in ginocchio. Migliaia di impianti in Italia sono rimasti aperti in queste settimane di lockdown, ma ora sono a rischio fallimento visto il calo dei consumi.

Le grida di dolore dei Gestori Carburanti sono riportate in alcuni organi di stampa locale. Nella gazzetta di Modena il Presidente della Faib Modena, Franco Giberti, spiega che in provincia «oltre il 35% degli impianti a causa della scarsità delle vendite ha attivato la sola modalità self-service.”

“Le perdite, continua Giberti, stimate nei mesi di marzo e aprile si avvicinano al 90%. Per gli impianti con quantità di erogato importanti possiamo stimare tra marzo e aprile una perdita pari a 430.000 litri di carburante erogato e una perdita di fatturato stimato in 530.000 euro”.

Gianni Ferrari, titolare dell’impianto Q8 di via dell’Industria a Carpi assieme a tre soci, conferma dal canto suo il crollo delle vendite. «A marzo abbiamo perso il 90%; ora siamo scesi al meno 70%, ma solo grazie al fatto che siamo vicini all’ingresso dell’Autobrennero e si fermano qua i camion. Ma il lavaggio è praticamente inoperoso, il bar vicino – sottolinea – è stato chiuso dai gestori e solo uno di noi soci passa al lavoro visto che non entra quasi nessuno. Abbiamo tutti chiesto i 600 euro di bonus Inps per i lavoratori autonomi, già arrivati. Ma noi abbiamo comunque una certa dimensione, se fossi il titolare di un piccolo distributore mi verrebbe da piangere…».

Il collega Gianluca Pelloni, titolare della stazione di servizio Esso sulla strada che porta da Modena a Campogalliano, si limita a spiegare come «il mese di aprile si prospetta con un -80% di vendite sullo stesso mese del 2019. Idem per marzo. Una situazione complicata, qualcuno chiuderà…».

Una domanda che molti si fanno è la seguente: come mai il prezzo alla pompa non cala nonostante il crollo del petrolio? «Sul prezzo alla pompa – prosegue Giberti – incidono, oltre al valore della materia prima, i costi di estrazione, raffinazione, stoccaggio, trasporto e il costo della distribuzione finale. Tutto ciò va sommato al peso di Iva e accise, che si aggirano intorno a 1 euro (73 centesimi l’accisa e 25,6 centesimi medi l’Iva) ai quali vanno aggiunte le accise regionali. Si deve poi considerare che il greggio è una cosa, benzina e gasolio che si acquistano ai distributori un’altra».

«Lunedì riapro, ma ho molto timore, conosco l’italiano medio. Siamo in prima linea, a rischio altissimo»: Marcello Morelli, titolare dell’Ip di via La Marmora a Modena, non nasconde le sue preoccupazioni. Anche lui ha avuto un calo del 70-80% del venduto, ma già in settimana ha visto aumentare il traffico. «Lavaggio chiuso, bar chiuso che non può nemmeno fare l’asporto e non capisco perché – dice – A questo punto meglio lasciare l’impianto con il self service. Per non parlare del diffondersi delle carte di credito; si portano via il 2% del nostro guadagno, che è del 3% medio sull’erogato. Nessuno dei governi che si sono succeduti in Italia si sono mai interessati del nostro settore».

Cosa chiedono i benzinai alle istituzioni nazionali? «Semplificazione degli adempimenti, soprattutto fiscali, tenuto conto che tutto il carburante – conclude Giberti – è già tracciato da quando esce dai depositi fino alla vendita alla pompa; quindi non sono comprensibili tutti gli adempimenti previsti quali, ad esempio, l’invio telematico dei corrispettivi. Occorre garantire un sostegno economico: abbiamo bisogno di liquidità. Gli accordi sottoscritti con le compagnie in questa fase di emergenza sono stati importanti, ma il Governo deve fare di più. La categoria è allo stremo: alcuni costi fissi di gestione, utenze e servizi e il costo sostenuto per il personale rappresentano un peso economico insopportabile. Senza interventi immediati non credo che riusciremo a continuare a garantire il servizio pubblico ancora per molto». In provincia gli impianti con gestore sono 190, per un totale di circa un migliaio di operatori.

Fonte Gestori Carburanti

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