Come cambia il crimine in epoca di Covid: così le mafie sfruttano la crisi economica

Crisi ed emergenze che interessano la collettività hanno spesso creato le condizioni fertili per l’ampliamento e lo sviluppo degli affari illeciti del crimine organizzato il quale, grazie alla sua flessibilità e dinamicità, si è dimostrato sempre in grado di proliferare cogliendo le opportunità che scaturiscono dalla destabilizzazione economica e sociale.


In particolare, in questo preciso periodo storico, l’emergenza legata al coronavirus e alle misure adottate per il suo contenimento, stanno agevolando l’implementazione di business illegali.

A questo proposito l’FBI, il 9 aprile, ha lanciato un avvertimento riguardo alla preoccupante diffusione di truffe via e-mail finalizzate ad accedere ai dati bancari degli utenti del web, al fine di poterli inconsapevolmente utilizzare come money mule digitali. Fenomeni come questo, infatti, non avvengono isolatamente ma manifestano il cambiamento del panorama globale delle tattiche di riciclaggio di denaro, introducendo metodologie innovative che trovano facile diffusione poiché semplici da attuare ed aggiornate alla situazione di difficoltà di spostamento imposte dalle misure di contenimento del Covid-19.

Il monopolio mediatico dedicato alla pandemia sta difatti già contribuendo a mettere in ombra numerose declinazioni delle modalità di crimine scaturite dall’emergenza del coronavirus. Tra queste, la più diffusa sfrutta proprio le misure di auto-isolamento e di incentivo allo smart working prescritte dai governi, che hanno inevitabilmente aumentato le declinazioni di utilizzo del web, rilevando come conseguenza una netta diminuzione dei reati “tradizionali” e un netto aumento di crimini informatici.

Truffe online
Si è registrato un incremento di campagne di phishing, ransomware e man in the middle, che possono diffondere pericolosi malware di vario genere.

Tali crimini non sfruttano meramente il netto aumento di utenti online ogni giorno ma fanno leva sulla paura ed il conseguente interesse collettivo all’informazione come veicolo. In particolare, le campagne di phishing, che consistono in e-mail con contenuti finalizzati ad invogliare il destinatario ad aprire un link o un allegato che in realtà contengono un codice dannoso, trovano una nuova declinazione in questo ecosistema.

Prime fra tutte ci sono le fake news riguardanti servizi connessi all’emergenza Covid- 19 o inerenti a prescrizioni mediche fasulle, che hanno la sola finalità di invogliare gli utenti a cliccare sul collegamento al malware. L’utente, inconsapevolmente, scaricherà dei malware in grado di raccogliere informazioni (anche sensibili) o di assumere il controllo del dispositivo.

Recentemente, infatti, la polizia postale ha identificato una tipologia di virus chiamata RAT che, nascosto all’interno di un file denominato CoronaVirusSafetyMeasures.pdf, può consentire di assumere il totale controllo del dispositivo infettato e trasformarlo, all’insaputa della vittima, in un computer zombie, gestito da remoto da un computer principale diventando veicolo per ulteriori attacchi informatici a livello globale.

Inoltre, ad esempio, il Centro Nazionale Anticrimine Informatico per la Protezione delle Infrastrutture Critiche (CNAIPIC) della Polizia postale, aveva rilevato, subito dopo il diffondersi dei primi timori per il Coronavirus nella popolazione, una campagna di false email, apparentemente provenienti da un centro medico e scritte in lingua giapponese che, con il falso pretesto di fornire dati aggiornati sulla diffusione del virus, invitavano ad aprire un allegato malevolo che mirava ad impossessarsi delle credenziali bancarie e dei dati personali della vittima.

Successivamente, veniva scoperta un’altra attività di phishing che invitava ad aprire un file .zip contente dei documenti excel, che diffondeva un virus di tipo RAT, chiamato “Pallax”, un malware molto invasivo che risulta essere venduto per un prezzo esiguo nel darkweb fin dal 2019. A seguito dell’inconsapevole click, il virus consentiva agli hacker di assumere il pieno controllo del dispositivo attaccato, spiando i comportamenti della vittima, rubando dati sensibili e credenziali riservate, nonché, assumendo il controllo totale del computer infettato.

Il consumo di droghe
L’emergenza Coronavirus ha diminuito il consumo e lo spaccio di droga, ma non lo ha arrestato, infatti sono state introdotte nuove modalità di vendita. In particolare, gli spacciatori hanno modificato il proprio assetto organizzativo fornendo un servizio di prenotazione attraverso servizi di chat come Messenger, Telegram e Whatsapp in cui i clienti richiedono la tipologia di stupefacente, il quantitativo e forniscono il proprio indirizzo, prenotando la propria consegna a domicilio. La diffusione di tattiche di spaccio attraverso comunicazioni che avvengono esclusivamente con le succitate modalità, rende più complessa per le forze dell’ordine la fase di intercettazione degli ordini di droga attraverso chat end-to-end oltre a complicare l’attività di monitoraggio e pedinamento dei sospettati durante il lockdown, con pochissime auto e pochissime persone che circolano per le vie cittadine.

Ad esempio, si può citare l’arresto effettuato dalla Guardia di Finanza di uno spacciatore di nazionalità marocchina operante a Rovereto (Trento). Infatti, l’attenzione del sospettato, coadiuvata dall’attuale situazione di divieto di circolazione, gli ha consentito per settimane di celare la propria fisionomia e abitazione, costringendo la GdF ad estendere i controlli fino a pedinare la moglie del sospettato per identificare il luogo in cui egli nascondeva gli stupefacenti (circa 350 gr. di cocaina e hashish).

Nuovi gruppi e nuovi mercati
Come detto inizialmente, i nuovi bisogni determinati dall’emergenza Covid-19 hanno sviluppato la creazione di nuovi gruppi criminali e l’ampliamento del mercato di quelli esistenti.

Nello specifico, la massiccia richiesta di disinfettanti, mascherine e prodotti sanitari difficilmente reperibili sul mercato legale hanno favorito la commercializzazione di tali prodotti attraverso il mercato nero. I mercati illegali, di conseguenza, incrementano anche la diffusione di prodotti non regolamentati. Tra questi, la vendita di mascherine illegali, ritenute pericolose e non sicure per l’utilizzo in quanto: prive degli standard di sicurezza previsti dalla Comunità Europea; non confezionate; in assenza dell’indicazione del Paese d’origine, dei materiali impiegati, delle precauzioni per l’utilizzo e la conservazione, della destinazione d’uso.

L’usura e l’acquisizione di attività
La crisi dovuta al coronavirus non sarà solo sanitaria ma anche economica, trascinando con sé imprese e attività commerciali che dovranno fronteggiare problematiche finanziarie.

Il crimine organizzato ha tra le sue attività principali la gestione di prestiti usurai e l’acquisizione di aziende in crisi. Questo lascia presagire un aumento di queste tipologie di affari che potranno incrementare ulteriormente l’influenza delle organizzazioni criminali a livello economico e di gestione del territorio.

Si sta già registrando un preoccupante aumento delle denunce di imprenditori in crisi che si è rivolta ad organizzazioni criminali per ricevere supporto economico a tassi usurai le cui scadenze sono impossibili da rispettare e sono intimoriti dalle ripercussioni.

Ad esempio, nel settore turistico molti imprenditori hanno effettuato ingenti investimenti, prevedendo un ritorno economico a partire dalla stagione primaverile che, a causa dell’emergenza coronavirus non potrà esserci.

Pertanto saranno costretti a chiudere o a rivolgersi ad organizzazioni criminali per ottenere credito. Infatti le banche, per la concessione di un prestito, necessitano di garanzie stringenti che molti imprenditori non sono in grado di fornire, viceversa le organizzazioni criminali richiedono meno garanzie, perché la vera garanzia è la vita del commerciante. Una volta contratto un prestito usuraio l’usurato si troverà a non poter più pagare il suo debito e l’organizzazione criminale rileverà la sua attività, riuscendo in tal modo a raggiungere il suo duplice risultato: controllo del territorio e acquisizione di attività lecite in cui riciclare i proventi derivanti dai business illegali.

Conclusioni
Alla luce delle considerazioni effettuate, occorre sottolineare la rilevanza dell’impegno delle forze dell’ordine nella prevenzione dei reati succitati. In tale ottica, risulta un segnale importante il recente accordo di collaborazione siglato dalla Polizia di Stato con Italgas in materia di sicurezza dei sistemi e dei servizi informativi di particolare rilievo per il Paese. Tale accordo risulta uno strumento fondamentale per la realizzazione di un efficace sistema di contrasto al cybercrime, basato sulla condivisione informativa e sulla cooperazione operativa. Segno di un rinnovato approccio, predittivo e non meramente repressivo, di contrasto alle nuove tipologie e modalità consumazione dei reati. Inoltre, nello scenario criminale che si sta delineando, saranno fondamentali gli interventi del Governo a sostegno delle imprese al fine di evitare che situazioni di crisi, dovute a una sempre più diffusa mancanza di liquidità, agevolino le interazioni della criminalità organizzata con gli imprenditori in crisi. Non meno importante è l’aspetto che riguarda l’introduzione di iniziative mirate all’accrescimento della consapevolezza dei cittadini su come evitare o segnalare i crimini informatici, al fine di non diventare inconsapevoli coadiuvanti di questi schemi criminali. Infatti, progetti atti a rendere la popolazione “crime-smart”, formerebbero gli anticorpi necessari a creare un forte deterrente per la diffusione dei crimini online.

Fonte Business Insider

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: