In Sicilia come sull’Himalaya: la “Grotta del Gelo” mette i brividi per la sua bellezza

Un luogo di straordinaria bellezza custodisce il ghiacciaio più a sud d’Italia: una grotta visitabile in cui il gioco del ghiaccio ha lo stesso effetto di un’opera d’arte.

Siamo sull’Etna a oltre duemila metri di quota e parliamo di una grotta di scorrimento lavico lunga 125 metri circa, formatasi nel corso dell’eruzione 1614–1624, il più lungo evento eruttivo dell’Etna nel corso della sua storia evolutiva.

A condurci all’interno di questa meraviglia è una delle persone più esperte del vulcano, Il biologo e tecnico dell’ambiente Fabrizio Meli: «Le cavità eruttive – racconta – sono una peculiarità etnea che affascina tutti i visitatori, dando la sensazione di entrare nelle viscere del vulcano. Dentro ci sono peculiari habitat dove si conservano anche rarità biologiche grazie alle particolari condizioni climatiche che si creano, spesso fresche e umide, che contrastano con il clima arido delle lave etnee».

L’ingresso alla Grotta del Gelo sull’Etna

Alcune di queste grotte venivano anche usate come riserve d’acqua per il pascolo: la fonte di acqua deriva dal fatto che durante l’inverno, il turbinio del vento e le forti nevicate portano grandi accumuli all’ingresso di queste cavità vulcaniche e spesso questi accumuli si spingono fino in profondità; pertanto i pastori, ben conoscendo questo fenomeno di accumulo, conducevano in estate le greggi in alta quota al pascolo e poi sostenevano l’abbeverata delle loro pecore utilizzando vasche di pietra lavica scavata sul posto.

«Una di queste cavità, appunto la Grotta del Gelo – prosegue Fabrizio – si presenta come la più ampia e spettacolare per le sue sale a volta alta: questa cavità ha conservato nel corso dei secoli ingenti quantità di neve a bassissima temperatura, trasformandosi gradualmente in ghiacciaio perenne, dando origine ad una calotta che superava anche i 3-5 metri di spessore.

Fino ad una ventina di anni fa, addirittura si era formato un tunnel nella calotta ghiacciata, all’interno della quale, in una nicchia, taluni visitatori installarono la statuetta della Madonna in segno di devozione. Purtroppo, nel corso degli anni, questa bella massa di ghiaccio vitreo è andata regredendo a vista d’occhio, per cui su iniziativa del Parco dell’Etna e di altri enti, fu avviato uno studio per capire questo fenomeno di regressione del ghiaccio.

Si era rotto l’equilibrio termico, si scoprì che a meno di cento metri dalla grotta il versante lavico si era fratturato e il calore della lava (di oltre 1000 gradi) aveva provocato lo scompenso.

Nonostante questo fenomeno di regressione “glaciale”, il luogo e la grotta mantengono il fascino inalterato per tutti gli escursionisti e appassionati di ambienti estremi, di cui l’Etna certamente non manca.

La Grotta del Gelo è raggiungibile con una camminata di circa 4 ore dal rifugio Ragabo seguendo la pista altomontana. «Poiché si tratta di un percorso inizialmente facile su pista forestale e poi molto accidentato sulle lave, si suggerisce di essere accompagnati da guide ben preparate che sappiano cavarsela anche in caso di scarsa visibilità, tenendo conto che ci si trova in un’ambiente vulcanico estremo a quote di alta montagna.

La guida serve non solo per indicare il sentiero e fornire assistenza sul percorso ma anche per illustrare tutte le caratteristiche di questi ambienti lavici, dagli aspetti floristici endemici del vulcano alle peculiari formazioni laviche che si incontrano nel corso dell’itinerario, come le lave “pahohoe” e le lave a corde».

Il periodo migliore per visitarla è fra maggio e giugno, quando vi sono consistenti masse di neve e bellissime stalattiti di ghiaccio. Per gli escursionisti esploratori più esigenti, il periodo invernale si conferma il periodo migliore in assoluto ma solo se accompagnati da Guide Alpine, per entrare all’interno della grotta con ramponi e piccozza e assicurati da corde.

Fonte Balarm

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